La applichi tu
La lista è tua. Le tre cose da sistemare sono scritte perché le metta in pratica chi gestisce oggi i tuoi account, in casa o altrove.
Caso studio · Monnalisa +10,3% di e-commerce nell'anno in cui il gruppo si ristruttura.
Caso studio · Moaconcept +347% di fatturato e-commerce, con CRM e programma fedeltà nello stesso disegno.
Caso studio · Duda +83% di e-commerce B2B e 4.084 nuovi negozi registrati. Agenzia advertising · Google, Meta e il resto
Gestiamo tutto il budget pubblicitario di un e-commerce, non un canale alla volta: calcoliamo prima le soglie di margine, poi decidiamo dove spenderlo. Ogni piattaforma dice di aver venduto lei; il fatturato però è uno solo.
Stiamo facendo campagne per
Perché hai un budget solo, e ogni piattaforma è convinta di averlo speso lei: Google perché la persona ha cercato il tuo nome, Meta perché il video l'aveva convinta due giorni prima. Sommati, i pannelli dicono più ordini di quelli che hai spedito davvero.
Il lavoro è metterli in un conto solo e decidere l'ordine di spesa: prima dove la domanda esiste già, poi dove si crea, poi il resto quando avanza margine. Non sono canali alternativi, sono una sequenza.
Cinque cruscotti. Un conto corrente solo.
Calcoliamo due soglie sul tuo conto economico prima di accendere qualsiasi campagna. Il break-even ROAS è il ritorno sotto cui un ordine toglie margine invece di aggiungerlo; il CPA massimo è quanto può costare un cliente nuovo prima di mangiarsi quel margine.
Poi controlliamo i doppi conteggi: lo stesso ordine attribuito a due canali insieme, le campagne che non vendono dentro la media dell'account, le finestre che contano anche chi ha solo visto l'annuncio. A fine mese confrontiamo la spesa totale col fatturato del gestionale — il MER, l'unico numero che nessun pixel gonfia.
Quattro passaggi, sempre in quest'ordine: si guardano gli account, si contano i margini, si decide l'ordine dei canali. Il primo è gratuito e finisce con una lista che resta a te, anche se poi non lavoriamo insieme.
Ci dai un accesso in sola lettura agli account pubblicitari e a GA4. In un paio d'ore troviamo le tre o quattro cose che oggi ti costano più margine, e te le raccontiamo in mezz'ora. La lista resta a te comunque vada.
3 giorni lavorativiBreak-even ROAS e CPA massimo, calcolati sul margine di contribuzione e non sul fatturato. Da qui in poi ogni canale si giudica su questi due numeri, che sono gli stessi per tutti: è il motivo per cui i canali diventano confrontabili fra loro.
1 settimanaSi parte da dove la domanda esiste già e costa meno raccoglierla, di solito il brand e il catalogo su Google. Poi entra il canale che la domanda la crea, quando c'è materiale visivo da bruciare. Gli altri arrivano solo se resta margine dopo i primi due, e con una cifra che si possa spendere senza rimpianti.
2-3 settimaneIl budget sale a scalini dove le soglie tengono e si ferma dove non tengono. Una volta al mese il totale speso va accanto al fatturato del gestionale: se i due numeri divergono, il problema non è la campagna, è il conto.
ogni settimanaÈ per chi vende online da un e-commerce vero, ha già margini e dati da mostrare, e può darci un accesso in sola lettura. La revisione è gratis, il tempo che ci mettiamo no: sotto le condizioni una per una.
Piano di azione ordinato per priorità, poi decidi tu
La lista è tua. Le tre cose da sistemare sono scritte perché le metta in pratica chi gestisce oggi i tuoi account, in casa o altrove.
Se restano dubbi sui numeri, entriamo negli account di ogni canale: attribuzione, tracciamento, struttura. È a pagamento e te lo proponiamo solo se serve.
Se vuoi che i canali li teniamo noi, partiamo da quello che la revisione ha già trovato.
Un brand fiorentino di sneaker che provava a crescere con influencer, senza un funnel dietro. Abbiamo unito acquisizione e retention, dato a chi non lo conosceva un motivo per fidarsi e impostato una strategia di crescita sui mercati che i dati indicavano come promettenti.
Un marchio che vendeva solo da showroom e agenti. Con un e-commerce B2B e campagne misurate sulle registrazioni approvate, il sito ha quasi raddoppiato il suo peso e contribuisce in modo significativo al fatturato complessivo dell'azienda.
domanda che esiste già Chi cerca il prodotto su Google e chi lo vede col prezzo nel carosello Shopping ha già deciso di comprare qualcosa di simile. Sono i posti che convertono di più, e i primi a esaurirsi: le persone che cercano in un mese non aumentano perché alzi il budget.
domanda che si crea Facebook, Instagram e YouTube mostrano il prodotto a chi non lo stava cercando: qui la domanda si crea, non si raccoglie. Reggono budget più grandi ma vivono e muoiono col creativo — quando smette di rendere, il problema è quasi sempre il video, non la campagna.
recupero e test Discover, Demand Gen, Pinterest e il retargeting costano poco e mentono facilmente sul ritorno: vanno tenuti piccoli finché non dimostrano di portare ordini che gli altri non portavano già.
Nessuno in mezzo che raccoglie la domanda e la gira a qualcun altro. Chi gestisce le campagne è chi ti risponde, e quando ti dice che una cosa non conviene te lo dice con i numeri aperti davanti.
I canali li tiene la stessa testa: quando ognuno ha un fornitore diverso, ognuno ottimizza il proprio pannello e il conto del mese peggiora anche se ogni ROAS migliora. Gli account restano tuoi, con i tuoi accessi, e il conto è uno solo.
Lettura settimanale esempio
Google: budget fermo, il brand era saturo
Meta: +15% sul catalogo, il creativo tiene
Display: spento. Ricomprava clienti già nostriLe stesse domande, quasi sempre nello stesso ordine. Qui ci sono le risposte per intero, comprese quelle che di solito a un'agenzia non fanno comodo.
Sono due costi separati: il budget che paghi alle piattaforme, che dipende da quanto vuoi vendere e da quanto è affollata la categoria, e il compenso di chi gestisce le campagne. Il primo è un investimento e si misura sul ritorno, il secondo è un costo fisso. Sommarli in un numero solo è il modo più veloce per non capire più se la pubblicità sta pagando.
Google Ads con rete di ricerca, Shopping, Performance Max, YouTube e Demand Gen; Meta Ads su Facebook e Instagram. Dove ha senso entrano anche Microsoft Ads, TikTok e Pinterest. Il criterio è sempre lo stesso: un canale si accende quando i primi hanno finito il margine facile, non perché manca dall'elenco.
Sì, è il caso più frequente. Si parte dalla revisione gratuita sugli account esistenti, che serve anche a capire cosa vale la pena tenere: uno storico di conversioni che funziona è un patrimonio. Quello che si rifà quasi sempre è la struttura e il tracciamento, non le campagne che stanno già pagando.
Non c'è una cifra minima uguale per tutti: dipende da quanto costa un cliente nuovo nella tua categoria e da quanto margine hai per pagarlo. Il conto si fa al contrario, dal CPA massimo che il margine regge fino al budget che serve perché le campagne escano dalla fase di apprendimento. Se quel numero è più alto di quello che puoi mettere, meglio saperlo prima di partire.
All'inizio quasi sempre concentrare. Un budget diviso in quattro parti piccole non fa uscire nessuna campagna dalla fase di apprendimento, e alla fine non hai imparato niente su nessun canale. Si divide quando il primo canale ha smesso di crescere a costo costante: quello è il segnale, non il calendario.
Perché ognuna conta gli ordini a modo suo e nessuna sa cosa hanno contato le altre: lo stesso acquisto viene attribuito a Google e a Meta insieme, e le finestre contano anche chi ha soltanto visto l'annuncio. Nel totale dell'account entrano anche le campagne che non vendono. Il numero che non si può gonfiare è uno solo: il fatturato del gestionale contro la spesa pubblicitaria del mese.
Le prime due settimane le campagne le passano a imparare, e in quel periodo i numeri non si leggono. Un quadro affidabile arriva fra la quarta e l'ottava settimana, prima se il volume è alto. Chi promette risultati in quindici giorni sta descrivendo la fortuna, non un metodo.
Sì. Cambia il conto, non il metodo: ogni mercato ha il suo costo per cliente nuovo, la sua spedizione e il suo tasso di reso, quindi le due soglie si calcolano paese per paese. Un break-even ROAS medio su cinque paesi non descrive nessuno dei cinque.
Se ce li hai si parte da quelli. Se non ci sono li produciamo noi o con chi già lavora per te, e il costo è a parte rispetto alla gestione. Su Google si può partire con il catalogo che hai; sui canali social senza materiale visivo non si parte, e non è un modo di dire.
Ti chiediamo un accesso in sola lettura agli account e a GA4, e ci prendiamo qualche giorno per guardarli. Poi mezz'ora di call in cui ti diciamo le tre o quattro cose che oggi ti costano più margine. Quella lista resta a te anche se poi non lavoriamo insieme, senza nessun obbligo di risposta.
Piano MAKE nasce nel 2017 a Firenze e da allora ci siamo specializzati sempre più in marketing digitale per ecommerce.
Budget pubblicitario gestito su Google, Meta e gli altri canali, sempre letto contro il fatturato vero del negozio.
Marchi e-commerce seguiti dal team fra oggi e gli anni scorsi, molti di loro con distribuzione omnicanale.
Mezz'ora, un accesso in lettura e una lista di cose da sistemare. Se poi ha senso lavorare insieme lo diciamo allora, e se non ha senso lo diciamo lo stesso.
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