La applichi da solo
La lista è tua. Le tre o quattro cose trovate sono scritte perché le sistemi chi gestisce oggi il tuo account, anche se non siamo noi.
Caso studio · Monnalisa +10,3% di e-commerce nell'anno in cui il gruppo si ristruttura.
Caso studio · Moaconcept +347% di fatturato e-commerce, con CRM e programma fedeltà nello stesso disegno.
Caso studio · Duda +83% di e-commerce B2B e 4.084 nuovi negozi registrati. Agenzia Google Partner · dal 2017
Il badge dice tre cose precise: quanto spendiamo, quante persone certificate abbiamo e quanto teniamo alto il punteggio di ottimizzazione. Non dice se le tue campagne stanno guadagnando. Quel numero lo calcoliamo a parte, e viene prima di tutto il resto.
Agenzia Google Partner dal 2017 Stiamo facendo campagne Google Ads per
Il badge si tiene su tre requisiti, e Google li ricontrolla tutti i giorni. È uno stato che l'account manager di un'agenzia si vede confermare o togliere in base a tre condizioni verificate ogni giorno: un punteggio di ottimizzazione medio di almeno il 70% sugli account che gestisce, diecimila dollari di spesa negli ultimi novanta giorni contati su tutti quegli account insieme, e almeno metà delle persone che seguono i clienti certificate su Google Ads.
La terza condizione è quella che si legge meno e pesa di più: la certificazione serve per ogni area prodotto in cui l'agenzia spende almeno cinquecento dollari in novanta giorni. Chi fa solo rete di ricerca ne ha bisogno di una; chi fa anche Shopping, YouTube e Demand Gen ne deve tenere quattro, e rinnovarle. Se un requisito salta ci sono sessanta giorni per rimetterlo a posto, poi il badge sparisce. Il gradino sopra, Premier Partner, tocca al tre per cento più alto delle agenzie di ogni paese.
Il punteggio è di Google. Il margine è tuo.
Il punteggio di ottimizzazione misura quanto dai retta a Google, non quanto guadagni. È una percentuale che sale quando applichi i suoi consigli — alcuni ottimi, come un tracciamento rotto o un feed con metà catalogo fermo, altri più suoi che tuoi, come allargare le corrispondenze o alzare il budget di una campagna già sopra il costo per ordine sostenibile — e un account può arrivare al 100% e perdere soldi tutti i mesi.
Per questo il punteggio lo teniamo sopra la soglia lavorando sulle cose che lo alzano e fanno bene anche a te — struttura, feed, negative, tracciamento — e scartiamo i consigli che rompono il CPA massimo, accettando di lasciare qualche punto per strada. La domanda a cui rispondiamo ogni settimana non è quanto è alto il punteggio: è se il ROAS delle sole campagne di vendita sta sopra il break-even ROAS calcolato sul tuo margine.
Prima l'account, poi i margini, poi si costruisce: quattro passaggi, sempre in quest'ordine. Il primo è gratuito e finisce con una lista che resta a te, anche se poi non lavoriamo insieme.
Ci dai un accesso in sola lettura a Google Ads, a Merchant Center e a GA4. In un paio d'ore troviamo le tre o quattro cose che oggi ti costano più margine, e te le raccontiamo in mezz'ora. La lista resta a te comunque vada.
3 giorni lavorativiBreak-even ROAS e CPA massimo, calcolati sul margine di contribuzione e non sul fatturato. Sono i due numeri che dicono quando una campagna sta pagando, e sono anche quelli che usiamo per decidere quali consigli di Google si applicano e quali no.
1 settimanaSi rimette in ordine quello che alza il punteggio e serve davvero: conversioni che arrivano, catalogo che passa i controlli di Merchant Center, brand separato dal resto, termini di ricerca puliti. È la parte noiosa ed è quella che sposta i numeri.
2-3 settimaneIl budget sale a scalini dove le soglie tengono e si ferma dove non tengono. I consigli di Google si guardano uno per uno: quelli che aiutano si applicano, quelli che allargano la spesa oltre il CPA massimo si scartano e si scrive perché.
ogni settimanaPer chi ha senso la revisione gratuita, e per chi no: la revisione è gratis, il tempo che ci mettiamo no. Queste sono le condizioni in cui serve davvero a qualcosa, e quelle in cui ti facciamo perdere un pomeriggio.
Piano di azione ordinato per priorità, poi decidi tu
La lista è tua. Le tre o quattro cose trovate sono scritte perché le sistemi chi gestisce oggi il tuo account, anche se non siamo noi.
Se restano dubbi sui numeri, si entra nel conto economico: break-even ROAS, CPA massimo, l'attribuito riconciliato col fatturato GA4. È a pagamento e te lo proponiamo solo se serve.
Se vuoi che le campagne le seguiamo noi, si riparte da quello che la revisione ha già trovato, non da zero.
Un brand fiorentino di sneaker che provava a crescere con influencer, senza un funnel dietro. Abbiamo unito acquisizione e retention, dato a chi non lo conosceva un motivo per fidarsi e impostato una strategia di crescita sui mercati che i dati indicavano come promettenti.
Un marchio che vendeva solo da showroom e agenti. Con un e-commerce B2B e campagne misurate sulle registrazioni approvate, il sito ha quasi raddoppiato il suo peso e contribuisce in modo significativo al fatturato complessivo dell'azienda.
domanda esistente La più vecchia e la più fraintesa. La certificazione copre corrispondenze, negative e strategie di offerta: cioè le tre leve con cui si spreca di più quando non si sanno usare.
catalogo Qui il lavoro sta a monte della campagna: il feed, i titoli, le categorie, i prodotti che Merchant Center rifiuta senza dirlo forte. Un catalogo pulito conta più di qualsiasi offerta.
asset La campagna che decide da sola dove uscire. Si governa da quello che le dai: gruppi di asset, segnali di pubblico, esclusioni. È dove il punteggio di ottimizzazione spinge di più.
domanda da creare YouTube e i formati verticali. Va misurato su quello che succede dopo: giudicare un video sul suo ROAS diretto è il modo più veloce per spegnere a torto la parte alta del funnel.
scoperta Discover, Gmail e YouTube in un'unica campagna, con un pubblico che non stava cercando niente. Costa poco a impression e mente facilmente sul ritorno: si tiene piccola e sorvegliata.
recupero Il posto dove il retargeting fa bella figura e dove le impression sparite fanno più danni. Le esclusioni valgono quanto il targeting, e vanno riviste tutti i mesi.
Parli con chi ha le mani dentro l'account: nessuno in mezzo che raccoglie la domanda e la gira a qualcun altro. Chi gestisce le campagne è chi ti risponde, e quando ti dice che una cosa non conviene te lo dice con i numeri aperti davanti.
L'account resta tuo. Le campagne si costruiscono dentro il tuo Google Ads e il tuo Merchant Center, con i tuoi accessi: se un giorno cambi agenzia porti via lo storico delle conversioni, che è la parte che ci ha messo mesi a formarsi e che non si esporta. Il badge che vedi in cima è nostro, il conto che leggiamo insieme ogni settimana è il tuo.
Lettura settimanale esempio
Punteggio di ottimizzazione: 78%
Consigli applicati: 4 su 11
Scartato: match larga sul brand. Rompeva il CPAQuello che ci chiedono sul badge, e sul resto: le stesse domande, quasi sempre nello stesso ordine. Qui ci sono le risposte per intero, comprese quelle che di solito a un'agenzia non fanno comodo.
Vuol dire che Google verifica ogni giorno tre cose sull'agenzia e le trova a posto: un punteggio di ottimizzazione medio di almeno il 70% sugli account gestiti, almeno diecimila dollari di spesa negli ultimi novanta giorni su tutti quegli account sommati, e almeno metà delle persone che seguono i clienti certificate su Google Ads, con una certificazione per ogni area prodotto in cui si spendono cinquecento dollari o più in novanta giorni.
No, e chi lo lascia intendere sta allargando parecchio. Il badge dice che l'agenzia gestisce spesa vera, ha le persone certificate e tiene gli account in ordine secondo i criteri di Google. Non dice niente sul tuo margine: un account può avere un punteggio altissimo e stare sotto il break-even ROAS tutti i mesi. Le due cose si misurano in posti diversi.
Premier è il gradino sopra e non si ottiene facendo qualcosa in più: Google lo assegna al tre per cento più alto delle agenzie di ogni paese, quindi dipende anche da quanto sono grandi le altre. Per un e-commerce cambia poco: sono due misure di dimensione e di igiene dell'account, non di redditività delle campagne.
È una percentuale che Google calcola dentro l'account e che sale quando applichi i consigli che Google stessa propone. Alcuni sono utili davvero, tipo un tracciamento rotto o un catalogo fermo. Altri servono più a Google che a te: allargare le corrispondenze, alzare il budget di una campagna che sta già sopra il costo per ordine sostenibile. Noi lo teniamo sopra la soglia lavorando sui primi, e scartiamo i secondi.
Sì, e succede. I requisiti vengono controllati tutti i giorni: se uno salta ci sono sessanta giorni per rimetterlo a posto, poi il badge sparisce dall'account e dal sito. È anche il motivo per cui vale la pena guardare la data accanto al badge: dice da quanto quell'agenzia sta dentro i requisiti senza interruzioni.
La directory pubblica di Google elenca le agenzie con lo stato attivo, e il badge sul sito di chi ce l'ha rimanda lì. Se un logo Google Partner non è cliccabile e non porta a niente, è un'immagine. Vale la pena controllare: costa trenta secondi.
Cambia che i requisiti li abbiamo tenuti senza interruzioni per otto anni, cioè che c'è sempre stata spesa vera in gestione e persone certificate sopra. È una misura di continuità, non una promessa di risultato: la promessa di risultato non ce l'ha nessuno, e chi te la fa dovrebbe preoccuparti.
Anche sugli altri, e quasi sempre insieme. Google raccoglie una domanda che esiste già ed è il primo canale a saturarsi; quando succede il budget deve poter andare da un'altra parte, e serve qualcuno che risponda della somma invece che del proprio pannello.
Non c'è una cifra minima uguale per tutti, perché dipende da quanto costa un cliente nuovo nella tua categoria e da quanto margine hai per pagarlo. Il conto si fa al contrario: dal CPA massimo che il margine regge si ricava quante conversioni servono per uscire dalla fase di apprendimento, e da lì viene fuori il budget.
Guardiamo struttura dell'account, tracciamento, feed e termini di ricerca degli ultimi novanta giorni, con un accesso in sola lettura. Ne esce una lista corta di cose che ti stanno costando margine adesso, raccontata in mezz'ora di call, e resta a te. Non è l'audit completo: quello ricostruisce break-even ROAS e CPA massimo sul tuo conto economico e riconcilia l'attribuito con il fatturato vero, sono giorni di lavoro e si paga.
Piano MAKE nasce nel 2017 a Firenze e da allora ci siamo specializzati sempre più in marketing digitale per ecommerce.
Budget pubblicitario gestito su Google, Meta e gli altri canali, sempre letto contro il fatturato vero del negozio.
Marchi e-commerce seguiti dal team fra oggi e gli anni scorsi, molti di loro con distribuzione omnicanale.
Mezz'ora, un accesso in lettura e una lista di cose da sistemare. Se poi ha senso lavorare insieme lo diciamo allora, e se non ha senso lo diciamo lo stesso.
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